Al Barbacco, volendo, ci si affeziona

È un posto strano. In un angolo che spesso è travolto dal tremendo mercato rionale di viale Papiniano c’è un bar con un arredo un po’ così che – a suo modo – ti entra nel cuore. Sarà per quell’aria melanconica del padrone di casa: un uomo che arriva con il teletrasporto dal 1984 da quella Milano lì, quella del “Dai si fa un salto a Santa (Margherita) e il primo che arriva offre il caffè?”. Che nostalgia.

Il locale corre come un treno, tra l’altro: entrano decine di persone al minuto e per questo si sono attrezzati. Pochi posti a sedere e bancone piccolo, ma la gestione della clientela non incontra troppi ostacoli e il merito è anche un po’ della clientela stessa che non sta lì a raccontarsi la rava e la fava, consumano ed escono. È un bar per quelli che c’hanno fretta: «Me lo fa un piccoletto?» – chiese un signore, un giorno – «Se intende il caffè con cioccolato e cacao, in tazza di vetro, o mi dice “Marocchino” o passo a quello dopo», gli rispose il barista.

Insomma, sul tavolo in legno, molto grande e molto bello, pieno di cestini di brioche e sfoglie e frolle di ogni tipo, compresi pain au chocolat e croissant, è difficile non trovare qualche cosa che piaccia. Caffè e cappuccino non sono male, solo una schiuma è un po’ poco densa e leggermente “in temperatura”, ma si può scendere a patti.

Tra i punti a sfavore però dobbiamo evidenziare la pulizia sotto al bancone e quella dei tavoli, gestita, come dire, un poco troppo spartanamente.


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