St. Oberholz (Mitte)

All’inizio pensavamo fosse un internet point a cinque stelle. Ci siamo passati davanti spesso, scrutando con discrezione dalle grandi vetrine che guardano su uno stradone: al posto di gente di passaggio seduta a dei PC scassati c’erano personaggi parecchio eccentrici chini su svariati modelli di Mac. Al bancone invece del pachistano in ciabatte dei corner shop con uso computer armeggiavano personaggi luccicanti, delle specie di adoni appena usciti da qualche set fotografico. Poi buttando l’occhio verso la grande parete sul fondo del locale abbiamo scorto un’enorme lavagna a muro con dei prezzi e un elenco della merce in offerta: tu guarda, cose da bere e da mangiare, gente che fa colazione, roba nostra; così un giorno siamo entrati.

Sankt Oberholz è un bar (e molto di più: piccolo ristorante, residence, casa editrice, blog e spazio co-working), quasi un microcosmo, frequentato dai fighissimi (qui li chiamano la «Bohème digitale») che vivono e lavorano nella zona più produttiva e modaiola della metropoli. Il locale è molto grande, a due piani; una parte pensata per conversare è arredata con tavoli e sedie vintage, più in là c’è una fila di tavoli lunghi, stretti e rialzati “all’americana” per quelli che mentre bevono qualcosa vanno avanti a lavorare; sul fondo c’è uno spazio più riservato: tavolini e divanetti. Il tutto è arredato e decorato al minimo e con grande cura: pavimento scuro, pareti bianche; c’è molta attenzione per la luce, sia naturale che artificiale. Be’, Sankt Oberholz è un gran bel posto.

Non c’è servizio ai tavoli, benché sia un locale pensato per colazioni e piccoli pasti da seduti. Si va direttamente dal modello australiano o panamense che ci aspetta dietro a degli espositori in cui sono riposte torte dall’aspetto magnifico e si ordina. Abbiamo chiesto quello che prendiamo di solito quando siamo a Berlino: un Milchkaffee. «No, non c’è». Sankt Oberholz è un posto troppo internazionale per i prodotti locali: sarebbe come ordinare un marocchino da Starbucks, niente. Allora prendiamo un cappuccino e un croissant al cioccolato dall’aspetto decisamente pallido.

Siamo venuti di domenica mattina, abbastanza presto, immaginandoci che i nostri lettori passino di qui per il weekend e vogliano fare una colazione veloce prima di buttarsi nel più classico dei giri turistici. Il cappuccino è come quello del bar sotto casa: la schiuma, punto critico all’estero, è poca ma buona. Il croissant è decongelato e purtroppo ha preso umidità, però la crema al cacao del ripieno è ottima. Il locale a quest’ora è deserto, come la città del resto. Apprezziamo il jazz afroamericano anni ’60 in sottofondo e la bellezza dei particolari del locale, cosa impossibile da percepire in altri orari e durante la settimana, quando Sankt Oberholz è sempre strapieno. Sappiamo che varrà la pena tornare, aspettare che si liberi un tavolo e farsi una merenda giocando a far parte di uno dei ritrovi culto della città operosa.


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