Bistrò 18, il sempre splendido

Bistrò 18 (ri)sorge sulle antiche rovine dello storico Rosa Rosae e, rinnovatissimo, non ha perso il suo appeal. Anzi, semmai si è impreziosito, a parer nostro. Belle quelle lampade di design un po’ irrequiete, qualche fumetto alle pareti per fare allegria e un’enorme libreria trasformata in enoteca garantisce agli amanti del vino un’ampia scelta.  Mantiene saldamente un target di clientela piuttosto “in” ed è in grado di acchiappare il turista blasonato in cerca di ristoro elegante. Bistrò 18 è di tutto un po’, dalla colazione alla cena, passando per l’aperitivo, ma sempre una certezza. Inoltre dello chef si dicono meraviglie.

Ma passiamo al reparto colazione, siamo qui per questo. Al settore brioche e affini è dedicata una teca elegante, da far invidia ad una gioielleria. Forse è in vetro antiproiettile. Infatti ce la allunga la barista, la brioche: non vorremmo far saltare l’allarme antifurto. Se la presentazione è ineccepibile non possiamo affermare che la scelta sia vasta, anzi, l’assortimento è decisamente scarso. Essenziale, forse? Beh, la sfavillante brioche al cacao, non tradisce il suo prezioso aspetto: garantiamo che non è industriale, che la crema al cacao è una vera delizia e che il pasticcere ha usato il burro a tonnellate. Poi ci arriva un cappuccino dal bell’aspetto. Attenzione, però: è un falso d’autore. La schiuma è solo un velo in superficie. Ahia. Non vorremmo, ma dobbiamo dirlo: evanescente, rovente, deludente.

Quando la prova cappuccio non viene superata è noto che a noi viene tristezza, quasi il lacrimone, certamente un nodo in gola. No, fallire sul cappuccino non si può. È la prima regola dei baristi professionisti. E anche quella di noi assaggiatori seriali.


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