Gran Cafè & Tre Marie in Viale Piave dal 1953

Chissà che meraviglia dev’essere stata nel 1953. Non che adesso sfiguri, ma siamo abbastanza certi che non ci sia paragone. Il Gran Cafè Le Tre Marie è proprio fatto a forma di gran caffè: un bancone enorme dietro al quale lavorano i barman-vestiti-da-barman. Le sale per sedersi, la scalinata che porta al soppalco… c’è anche un pianoforte.

Gentili ed eleganti, li trovate in mezzo a viale Piave, che è una via un po’ così, a Milano, fatta apposta per due sole cose: portarvi in zona Porta Venezia oppure alla famigerata Esselunga di viale Piave, quella aperta tutte le domeniche dell’anno, una delle uniche due della città: se va lo state immaginando come un vialone enorme, sbagliate.

Detto ciò, tutta l’aria del gran caffè e quella punta di Belle Époque che c’eravamo tanto pregustati evapora piuttosto in fretta (che poi nel ’53 la decidiamo finita da un pezzo, la Belle Époque, d’accordo). Sui tavolini sono state posate delle tristi tovagliette di carta. Anche la posateria è dentro ad una busta di carta.

Sulla qualità di quanto abbiamo consumato c’è poco da dire: è la qualità delle Tre Marie con un ma, per non farci fraintendere. Non abbiamo nulla in contrario riguardo i dolci industriali, certo non sono come quelli fatti di giorno in giorno, è evidente. Quello che però abbiamo notato è che, un po’ come all’IKEA le cucine sono montate meglio di quando le portiamo a casa, anche lì i cornetti sono più soffici, più buoni, più tutto… restiamo tuttavia decisamente contrari alla confettura all’albicocca. In generale, oltre che in questo caso.

Per concludere si tratta di una colazione che tocca, o in qualche modo vorrebbe toccare, corde dei bei tempi andati che però, come ci ha ricordato Woody Allen in Midnight in Paris, sono appunto andati. Potrebbe essere l’occasione di ripensare a cosa sia o possa essere, davvero, un gran caffè ai giorni nostri.


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