Una Colazione da Tiffany però a Palermo

Se avevate in mente Audrey Hepburn, sappiate che dovrete ridimensionare un po’ la situazione. Colazione da Tiffany si ispira al film di Blake Edwards, ma si perde in alcuni particolari che, anche mettendosi d’impegno, non riescono a sfuggire. Abbiamo apprezzato l’attenzione con cui hanno cercato di ricreare l’atmosfera ma, come spiegare loro che l’azzurro Tiffany non corrisponde né al turchese delle tovagliette, né all’azzurro carta da zucchero delle cravatte dei camerieri e del barista, né a quello tenue dei led sopra il bancone?

Abbiamo detto “camerieri”? Beh, in realtà ce n’era soltanto uno e il servizio ne ha risentito. Nonostante la gentilezza di tutto il personale, gestori compresi, ci è toccato aspettare qualche decina di minuti prima che si accorgessero che ci eravamo seduti al tavolo. Alzarsi per andare a ordinare al banco e chiedere il conto parecchie volte è abbastanza estenuante.

Per il resto, bocciati il cappuccino e il caffè: il primo è più un caffellatte con vaghe tracce di schiuma, il secondo è privo di qualsiasi corposità. Buoni i croissant, sia quello ai cinque cereali senza miele (così ci è stato puntualizzato, senza che lo chiedessimo), sia quello al cappuccino. Niente di speciale il muffin al cioccolato. Ci sentiamo in dovere di evidenziare che tutti i dolci ci sono stati serviti caldi. E questo è sempre apprezzabile. Non abbiamo assaggiato l’assortimento di biscotti, peraltro appetibili, né le torte (ottimo l’aspetto di quella alla ricotta); assolutamente poco attraenti le crostate: la gelatina sulla frolla sa troppo di anni ’70 e non si può! Capito?

Peccato, perché si vede davvero l’impegno messo nella realizzazione del locale. Come l’angolo dei divani, con i giornali e i libri sulla Hepburn a disposizione sul tavolino basso, o i tavoli vicino alle vetrate sulla via Roma. Se ci è permesso di dare un consiglio, vorremmo far notare che le tovagliette in cotone (del giusto colore) sarebbero già un passo avanti. Soprattutto quando si mostrano tali velleità di eleganza.


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