Al Caffè Zamboni, l’affollatissimo Caffè Zamboni

Alle nove del mattino sono tutti, ma proprio tutti, dentro questo bar. Il Caffè Zamboni emette un richiamo che si ode nella giungla metropolitana, dalle Due Torri fino al cuore della zona universitaria. Gli studenti che rispondono a questo richiamo ancestrale costituiscono la maggioranza degli avventori. Gli altri sono all’Itit. Le aule sono vuote, pensiamo. Vero è che prima di una lezione o tra un’ora e l’altra il Caffè Zamboni può prestare conforto, rifugio e brioche, quante ne volete.

Il punto forte è certamente il banco pasticceria, vario, variopinto e mai avariato. Apprezziamo sopprattutto quest’ultima qualità, perché la freschezza viene prima. Peccato per il servizio da incubo. Sì, è la pura verità: da incubo. Sappiate, infatti, che  dovrete procacciarvi la vostra colazione seguendo la rigida catena di montaggio che regola l’afflusso dei consumatori. Dopo aver scelto una brioche al reparto dolci, verrete letteralmente spostati di peso, dalla folla, verso il bancone.

Qui chiederete un cappuccino quando sarà il vostro turno, cappuccino che arriverà solo quando al reparto cappuccini avranno smistato le dozzine di ordinazioni che vi precedono. Nel frattempo, come in un film horror, non saprete dove appoggiare la vostra brioche: la terrete stretta stretta e pianificherete la fase tre, ovvero: “come trasportare tutto il carico al tavolino?”. Sì, ma quale tavolino? Il locale è pieno! Intanto il vostro cappuccino arriverà, si spera. Il nostro è arrivato già freddo e vorremmo capire cosa intendono esattamente per “schiuma”, qui al Caffè Zamboni, perchè la nostra era pressochè inesistente. Forse è finita nel cappccino di qualcun’altro. Forse è finita e basta.

Comunque, al termine dell’avventura, noi ce l’abbiamo fatta. Sentiamo che abbiamo vinto la nostra battaglia alla conquista della colazione. Che fatica, però. E che delusione.


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