Una colazione da Piccadilly, a Lugano

Diciamo Piccadilly e subito pensiamo al boulevard londinese. Invece no, perché se pronunciata in Ticino, la parola Piccadilly evoca unʼaltra cosa: la catena di bar un poʼ tristi vicino al distributore di benzina, onnipresenti in tutta la regione. Perché si chiama così? Non ci è dato saperlo. Fatto sta che serve il suo sporco scopo, ovvero ristorare gli animi di chi si ferma a fare benzina o è di passaggio.

Entriamo al Piccadilly di Viganello, quartiere residenziale di Lugano. Subito veniamo accolti da un ambiente ampio e privo di fronzoli, color grigio dappertutto, qualche tavolo, un discreto via vai. La clientela è della gente di quartiere, operai, casalinghe, pensionati, intenti a sfogliare il loro quotidiano.

Lʼofferta di brioche è standard, quasi banale: crema, marmellata, vuote, più dei bomboloni al cioccolato belli unti. Tutto allʼinsegna del fai-da-te, con dei comodi cestini da riempire a scelta e portarsi al tavolo.

Il tocco piacevole, lo notiamo subito, è che la teca che protegge le brioche è riscaldata, e quindi la nostra, farcita alla crema, arriva al tavolo ancora calda e fragrante. Il brutto, una volta addentata, è che si tratta di un prodotto industriale, dallʼinconfondibile sapore plasticoso e ripieno di poca crema giallo fluorescente. Rimpiangiamo subito di non aver provato la bomba al cioccolato.

Il cappuccino cerca di fare del suo meglio, ma è sotterrato dallʼennesimo grumo di cioccolato. Se non altro la temperatura è giusta. Il caffè liscio è buono.

Il conto, per fortuna, è molto basso, il che aiuta un poʼ a perdonarli.

Prima di uscire gettiamo unʼocchiata allʼaltra metà del locale. Un minimarket fornito di tutti i beni di prima necessità: tabacchi, scatolame, un piccolo banco frigo, del pane di chiara originale surgelata, cioccolata, e così via. Aperto fino a tardi e anche la domenica. Ecco, quello ci sembra un buon motivo per entrare al Piccadilly. Per il resto cʼè di meglio.


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