Espresso House: non è un quadrifoglio, ma vale la pena lo stesso

Il punto è che quando siamo entrati nel primo “Espresso House” incontrato sulla nostra strada, in Svezia, ci siamo sentiti fortunati e felici. Avete presente, no, quella sensazione di trovare un quadrifoglio in mezzo a un prato? Allora ci abbiamo fatto colazione per ben due mattine di fila, assaggiando cappuccini, muffin, granola yogurt, pane e marmellata. Tutto buono, tutto in stile catena americana. Ecco, forse questo avrebbe dovuto far suonare nella nostra testa il campanello d’allarme. Ma noi eravamo così innamorati di quelle poltroncine comode, di quei lunghi tavoli di legno dove la gente si siede l’uno accanto all’altro, che non abbiamo badato ai segnali.

Così per due giorni ci siamo voluti illudere di aver trovato un quadrifoglio. Poi, al terzo giorno, abbiamo girato l’angolo e abbiamo scoperto che di Espresso House ne è piena la Svezia. Insomma: è una catena.

Siamo rimasti delusi? Sì, un pochino. Ma questo non toglie niente alla qualità dei prodotti e, anzi, ne moltiplica la quantità. Il punto vendita che si trova sulla strada principale di Karlstad (sì, come il divano Ikea) è un ampio locale diviso in due sale, con poltroncine in cui sprofondare insieme a un buon libro e a una tazza di cappuccino grande.

L’ambiente è accogliente e caldo, come quello di (quasi) tutti i bar che si trovano nei posti freddi. Qui la gente si rintana per ore con la scusa di un tè o una fetta di torta, per sfuggire all’inverno che dura fino a dieci mesi all’anno.

Dobbiamo dirlo? Ok, allora lo diciamo: a noi i posti così piacciono un sacco. Quei posti dove ti sembra di stare a casa, dove puoi prenderti il tempo per riordinare le idee mentre ordini un altro muffin, dove c’è un bella vetrata dalla quale osservare la vita di una cittadina di provincia e sorprendersi a pensare “ecco, qui ci potremmo vivere”.


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