Dennis KD House, un diner americano nel cuore di Milano

Ci sono posti che non li capisci subito. Ci passi davanti la prima volta, ti incuriosisci, ci ripassi, tentenni, poi finalmente entri. E capisci. Questa cosa qua ci è successa con il Dennis KD House, uno dei locali aperti a Milano in via Tahon De Revel, nell’isolato dei motociclisti.

Il Dennis Kd House sta dove prima stava un vecchio bar di quartiere, e per la strana logica della sostituzione, uno pensa che al posto di un bar non possa che sorgere un nuovo bar. “Il bar è morto, evviva il bar”, come dicevano i francesi, più o meno.
Dicevamo: abbiamo dato per scontato che al posto di quel vecchio bar di quartiere avesse aperto un nuovo bar, ma siamo rimasti spiazzati quando ci siamo accorti che quest’ultimo (il Dennis HD House) apre alle 11. Allora non è un bar, ci siamo detti. Eppure da fuori…ma forse l’apparenza inganna. Bo. Chissà. Andiamo a vedere.

Per giorni ci siamo passati davanti dopo le 11, e abbiamo visto bikers barbuti con birre in mano e hipster occhialuti con panini in bocca. Ci siamo sentiti un po’ in imbarazzo a entrare e chiedere “un cappuccino per favore”, e abbiamo rimandato.
Poi un sabato ci siamo fatti coraggio, e abbiamo varcato la soglia del Dennis KD House. E abbiamo scoperto che:
a) fanno eccome i cappuccini;
b) hanno anche donuts, cheesecake, torte di mele, pancake, eccetera;
c) hanno ottimi gusti musicali.
Ci ha accolto Bill Withers con “Ain’t no sunshine”, e siamo convinti che la colazione con la colonna sonora giusta dia tutt’un altro ritmo alla giornata.

Il Dennis KD House ci ha affascinato. Sarà che noi italiani non siamo abituati ai locali in cui alla stessa ora, seduti l’uno accanto all’altro allo stesso bancone, c’è chi beve un cappuccino e chi una birra, chi ordina un cheeseburger e chi un donuts. A proposito del bancone, ci piace un sacco il fatto che sia l’unica soluzione offerta dal locale. Non ci sono tavolini, niente di niente, solo un lungo bancone con alti sgabelli rossi, dove puoi sederti e mangiare di fronte al barista che canticchia, sentendoti un po’ a Kansas City o giù di lì. Stare al bancone accanto a sconosciuti è un modo di socializzare che sfruttiamo poco, noi italiani, che invece preferiamo il tavolino più defilato per starcene soli soletti.

Il locale è molto “ammerigano”: un diner anni ’50 curato nei minimi dettagli, dai poster alle pareti alle basette del barman, dalla musica che esce dalla radio al menù che offre hamburger, sandwich, insalate, zuppe, bagel, pancake e dolci americani. Va detto che, aprendo alle 11, vi permette di fare colazione solo quando vi alzate tardi. In compenso, però, nel weekend potete provare un ottimo brunch: le combinazioni partono da 10 euro e arrivano fino a 20 euro e includono sempre acqua, caffè americano e orange juice.

Noi nella nostra colazione abbiamo assaggiato un cappuccino (molto molto schiumoso) e una buonissima apple pie (a loro piace chiamare tutto con il nome americano) con tanto di uvetta e sciroppo d’acero. Torneremo per provare i donuts e per fare un nuovo salto nei Fifties.


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  • Pietro Paciullo
    good place,good music,good people.
    Pietro Paciullo - 4/06/2013 - 18:06
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