Mamma mia il Direzional Bar di via Tonale

Ok, questa dovete capirla per bene: presente quando c’è quella sensazione da mexican-standoff e tu sei lì e pensi “adesso finisce davvero, ma davvero, male”? Ecco, siamo stati ad un metro da quel momento lì, forse meno di un metro. Ce la siamo pure un po’ fatta sotto, a dirla tutta.

Il Direzional Bar di via Tonale, a Milano, non è proprio quel posto in cui ti siedi con il sorriso; più facile che ti scappi la pipì, tipo. Entri e ti tocca prendere qualche cosa (che tra l’altro non ha senso ‘sta cosa ma un giorno lontano anche noi riusciremo ad emanciparci a sufficienza).  Detto per inciso non ci scappava la pipì, è che c’è preso il sacro fuoco da crisi ipoglicemica e siamo entrati nel primo posto che sapevamo ci avrebbe venduto almeno due brioche. Non è stata una grandissima idea.

Il locale sta all’angolo con via Melchiorre Gioia (una di quelle vie di Milano che non va mica bene se le chiami solo per “cognome”, non esiste un milanese che dica “passiamo da via Gioia” è sempre e solo via Melchiorre Gioia, vi tornerà utile), ed è uno di quei “baracci” che molto spesso ci fa piacere visitare. Un po’ perché lontani anni luce dal glamour che ammanta le recenti aperture e rinnovi meneghini, un po’ perché in un certo qual modo non ci è mai spiaciuto che il profumo dei dolci si mischi a quello del peggior amaro in commercio. Poi ci sono i vegèt, e noi amiamo i vegèt. Bancone in legno anni ottanta, bottiglione di Campari, slot-machine, televisione su Rai2: avete il panorama.

Ad un tratto entra uno con un fare un po’ irruento, lancia apprezzamenti alla barista tra il rock-and-roll e la querela, pensiamo è ubriaco -è ubriaco?- si lancia contro un altro ragazzo cercando di fare un qualche cosa di violento che però non ci è stato chiarissimo e alla fine resta nel mezzo di una specie di triangolo composto dal ragazzo di cui sopra, la barista e uno con il panama bianco. Stanno lì, in silenzio e si guardano. Noi con una certa disinvoltura abbiamo chiesto un po’ d’acqua del rubinetto. Bello lo zoo ma dopo un po’ ci si annoia. Il panama trova nella nostra effettivamente sconsiderata richiesta il suo diversivo, afferra l’iracondo per un braccio e lo porta fuori sul marciapiede. Il film non è finito: sulla strada con le doppie frecce ferma di fronte all’entrata c’era una macchina della polizia. Il panama infatti non si limita a lasciare il tizio sul marciapiede ma lo mette a sedere e chiude la portiera urlando: “e portatelo via”.

Ok, com’era la colazione? No. La colazione era no. Il cappuccino ehm e la brioche bleah. Ma non importa, la lezione che ci portiamo a casa è: se avessimo voluto fare Tarantino, saremmo nati Tarantino, o no?

(Ehi: in tutto ciò abbiamo scattato 10 fotografie e alcune sono molto mosse. Eh, immagina un po’ perché…)


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. 168 checkin in questo locale. U 0 persone presenti in questo momento
  • sara s.
    Ottimo bar che fa anche tavola calda buonissimi i piatti ma la specialità migliore sono i ricchissimi panini del bravissimo Salvo..CONSIGLIATO!
    sara s. - 29/03/2011 - 12:03
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